Daly, ovvero l’ossessione per la misura

Ciao,

in un trafiletto del numero di Internazionale del 18 ottobre di Internazionale ho trovato richiamato un articolo della rivista medica The Lancet. L’articolo si riferiva ad una recente ricerca che indaga un indice per misurare quanti anni di vita vengono persi ogni anno a causa del cancro.

La ricerca ha utilizzato dati riferiti all’anno 2008 e potete trovarne un abstract qui. Mi sono rifiutata di acquistarla perché costa più di 30 dollari e per un articolo, per quanto valido, mi pare francamente un’esagerazione. L’indice si chiama DALY cioè disability-adjusted life year . DALY dice quanti anni sono stati persi a causa di una malattia. Sono inclusi sia gli anno persi  per morte prematura  sia gli anni di vita “sana” persi in virtù del cattivo stato di salute o di disabilità e, udite udite, i due valori non è che sono messi insieme con una convoluzione o un’equazione differenziale di ottavo grado…sono sommati!

DALY = YLL + YLD

YLL sono gli Years of Life Lost cioè gli anni di vita persa e  ‘Years Lived with Disability’ (YLD) sono gli anni vissuti con “disabilità” di qualche tipo come la mastectomia o l’infertilità a seguito di un tumore al seno, l’indice è illustrato in questa figura tratta sempre da Wikipedia

C’è da dire che a differenza di un indice come la percentuale di mortalità questo indice, pur nella sua semplicità matematica, implica dare un maggior peso alle morti in giovane età perché il valore attribuito (anni persi) risulta più alto. Nel 2008 nel mondo sono stati persi circa 170 milioni di anni vita “sana” secondo questo studio. Il tumore al seno, al colon-retto, ai polmoni e alla prostata sono quelli che più contribuiscono…il che non sorprende perché sono ancora fra i più diffusi e mortali. E non sorprendentemente ancora lo studio formula la tesi che nei paesi poveri il “fardello” di anni rischia di aumentare ancora di più nei prossimi (già per le donne è nel mondo l’area dell’Africa sub-saharina quella con gli valori più alti di DALY) se non si introdurranno cure adatte a realtà dove le capacità di spesa delle persone per la salute sono basse.

Vi racconto tutto questo per vari motivi..un po perché sto recependo che per me con la chemio si è fatta avanti la menopausa, spesso mi è infatti capitato di dire che la bestiaccia si è presa 5 anni della mia vita e questo articolo mi ha colpito in quei pensieri. Poi perché ribadisce che la bestiaccia è in giro e io vorrei che non capitasse mai a nessuno di voi e invece mano a mano che passano gli anni sta succedendo e… uffa.

La mia visita dall’oncologo è andata bene :-), si apre un altro anno di esami: la mammografia, i marcatori tumorali, l’ecocardio, l’eco addome, i raggi al torace, la TAC cervello-tronco con contrasto…confesso di essere stata un po insofferente di fronte alla prescrizione, portate pazienza per me, grazzzzieeeeee!

ciao!

LaLu

2 pensieri su “Daly, ovvero l’ossessione per la misura

  1. fulvia

    beh, io so cosa sono i convolvoli ma non le convoluzioni, pur tuttavia mi sembra assurda un’addizione fra termini così eterogenei…vita persa e disabilità sommate fra loro??
    ma se allora conteggiassero gli anni persi per depressione, per ansia, per tutto ciò che ci rende “morti viventi” saremmo sottozero nell’indice della vita planetaria!!
    eppur Lancet è molto serio…
    che sia indice di una mentalità? sempre giovani, atletici, seducenti, liftati(con orecchie stirate e un po’ grandi…)??

    bahhh, oggi piove….ma sto ascoltando bollani e qs alza di molto l’indice di vita
    fulvia

    1. Lucia

      Ciao Fulvia,
      anche a me certi indici lasciano perplessa. Secondo l’articolo l’OMS lo utilizza per fare dei conti sui costi. Ora io comincio a chiedermi: è possibile in questo pianeta vivere belli, felici, ricchi e sani TUTTI? Perché il passo dopo è considerare la morte un incidente da evitare. Immortali? E con quali risorse? Mi da molto da fare in tante direzioni di riflessione…
      Intanto perché oggi l’obiettivo del nord del mondo è il benessere ma essenzialmente per ridurre la SPESA della sanità. Sanità che sta mettendo a punto una capacità di cura splendida di malattie odiose e terrificanti come il cancro ma con costi feroci a causa dei brevetti che DIVORANO questo fetta di industria. La protezione ai fini dello sfruttamento economico piuttosto è una componente rilevante che porta ogni sacchetto di parapazùm a costare 1000 euro. E questa è una linea di riflessione.
      Un altro linea mi fa chiedere se questo pianeta è in grado di sostenere 7 miliardi persone, e poi presto 10 e poi 12. Ed è tutto un altro argomento che deve però di essere considerato INSIEME al precedente.
      Se oggi risparmiamo il 10% rispetto a 10 anni fa e siamo 7 miliardi fra 50 anni saremo 10 miliardi e la spesa sarà comunque il 30% in più. Non ci bastano calcoli “semplici”, il ritmo di riduzione della spesa deve essere superiore al ritmo di crescita della popolazione…anche qui sono necessarie ipotesi semplificatrici, cioè supporre che si incrementi proporzionalmente con la popolazione il numero di persone che hanno accesso all’assistenza sanitaria.
      Concludendo, sennò mi alalrgo, questo genere di calcoli mi spaventano perché temo che non si considerino mai a sufficienza tutte le variabili in gioco e un indice semplice come una somma mi fa davvero un po sorridere…
      baci

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