Archivio tag: vaffa

Lazy Spippola

Ciao,

mi dichiaro pigra già dal titolo del post: mi sento la vena secca, rimugino ma non parlo, quasi quasi avrei voglia di piangere. Sono passati 3 anni dalla diagnosi di tumore, sto bene ed è fantastico. Non c’è più la carica di energia e di inaspettata fiducia e accettazione che mi ha permesso di passare in mezzo a quel periodo. Sta sfumando anche il ricordo. Ci sono io. Che ci faccio con tutto ciò? Accetto suggerimenti. Intorno nel frattempo c’è chi ancora sta ballando il ballo con la scopa del tumore. C’è nel frattempo fra le amiche chi si è ritrovata questa pippa dentro e ne sta venendo fuori, c’è chi se l’è ritrovata e ha pure scoperto che se ne è andata a spasso per il corpo. Io con la mia salute invece vagheggio un corpo performante che non sento: ho fatto i 500 gradini per salire sulla cupola della cattedrale di St. Paul a Londra e stavo per svenire dopo la discesa. Vi giuro che la metà eran gradini bassi bassi, non c’è proprio niente di stoico in tutto ciò. C’è qualcuno che ha la ricetta della felicità?

kisses

lazyme

Lucia 2.0

Ciao,

dopo la Race ero un po spompa. Molto spompa a dire il vero, poi pensieri si sono allentati e adesso mi avvio tranquilla verso la visita oncologica che sarà il prossimo 18/10, giovedì.

Ieri ho ricominciato il corso di counselling in Analisi Transazionale, quest’anno il secondo anno e quest’anno a Milano. Non vedevo l’ora!

A ritroso, venerdì sera invece ho cenato con F., una ragazza supergiovane (sigh!) conosciuta in ospedale durate le flebo del parapazum.  Accomunate dalla stessa sorte bestiacciosa, divise da vite diverse è stato bello rivedersi: siamo vive! allegre, simpatiche, belle…  :mrgreen:

Passando al futuro domani vedo un’azienda che si occupa di gestione informatica dei vetrini istologici: mi ha cercato di spiegare telefonicamente come, grazie all’uso DELLE NUOVE TECNOLOGIA (TM) (sigh…povera Internet) sarà possibile avere un referto istologico in 3 gg anziché 21. Citazione: “Si immagina lei cosa vuol dire per chi attende un referto un tempo così breve per avere una risposta da parte delle persone e delle famiglie coinvolte, magari con l’ipoteca di gravi malattie?” …Eh già, caro lei, può star certo che me lo immagino!  😈 Proprio perché me lo immagino ho anche pensato che me lo mangerei! Perché ci sono anche esami che richiedono TEMPO perché lo richiede la biologia, non è che tutto è immediato e una volta trasformato in bit è lì sullo zerbino virtuale di casa!  La Lucia 2.0 (che sta per secondo anno, che pensavate???  😉 ) fa il corso di counselling e quindi non vuole partire prevenuta ma…me lo mangiooooooooooo!

ciauuuuuuuuuuuuuuuuuu!

UFFA!

Ciao,

sbaglio o siamo in tanti in corsa in questo periodo? Correre correre muoversi, attivarsi, fare, fare…. mi sento travolta, anzi no, triturata. Intanto il count down scorre e ormai manca una settimana al mio esame.

Venerdì ho fatto un incidente in autostrada, in un punto senza corsia di emergenza. Niente di gravissimo ma tanta paura: un camion ha perso due sbarre di alluminio e io ci sono finita sopra sbragando tutta l’area sx: gomma/cerchio/sospensione/ammortizzatore. Stavo tornando da Reggio Emilia, di corsa per andare …a riposarmi! Ma, in fondo, tutto bene, solo pippe in più da gestire…uffa

La sera di venerdì C. mi dice che ha appena fatto una quadrantectomia. Resto basita. “E non hai detto niente??” “Non me la sono sentita”…. C. adesso ha la tetta un po’ sgualcita, tema che conosco bene, ma  GRAZIE alla prevenzione con la quale hanno capito anticipatamente che le cellule stavano per imbastardirsi C. non dovrà fare nè chemio nè radio. Si è risparmiata tanta fatica e paura e ne sono davvero felice per lei. Il suo countdown è stata la visita post intervento: è passata e andata e le notizie sono state buone. E’ finita, basta, niente altro da fare. Anche se sarebbe stato meglio non ci fosse stato proprio nulla da fare …uffa

E infine uffa! oggi si è fermato un countdown, un tipo di countdown che tutti abbiamo dato che siamo a scadenza, esseri destinati a passare di maturazione e di compatibilità con la vita terrestre. Per R., di cui vi avevo scritto, è finito il tempo della sofferenza. La bestiaccia ritornata l’ha consumata. Il 6 maggio scorso abbiamo parlato e scherzato un sacco al convegno sulle donne tumorate a cui entrambe abbiamo partecipato. A fine maggio abbiamo cantato insieme ad un concerto (anche lei era nel coro). A luglio mi ha detto dei sospetti: un puntolino nella TAC, nell’anca, un sospetto…il dolore che cominciava a farsi presente. no comment. uffa

ciao

Lu

Il video della festa!

Ciao!

dopo ben 15 mesi ho elaborato un videolino strappalacrime  :mrgreen: tutto per noi!

Dedicato a chi c’era e a chi no questo inno all’esorcismo. Rob ancora si lamenta di esserne stata esclusa….pensato oggi credo che ero troppo preoccupata di dovermi preoccupare anche delle sue emozioni preoccupate per me. Insomma, troppa inutile preoccupazione indubbiamente!  😈

Lu

Il copione amartico

Carissimi,

forse qualcuno di voi, finita la Race, si sarebbe immaginato un bel post dedicato ai neutrini del tunnel della Gelmini. I neutrini frettolosi che fra Ginevra e l’Aquila la fan così breve da essere più veloci della luce :-). Ci avevo pensato ma poi sono successe altre cose e sui neutrini ho trovato un bellissimo post di un fisico del Cern, in un altrettanto bel blog divulgativo di fisica che preferisco passarvi il link http://bit.ly/q570ou.
Vi racconto invece quello che mi passa per il cuore, che sono riflessioni dopo il funerale di L., svoltosi ieri. L. ha deciso di togliersi la vita, ci ha provato e poi ci è riuscito.
Nell’analisi transazionale viene sviluppato tra gli altri un concetto, quello di copione di vita. E. Berne lo definisce un piano di vita che si basa su una decisione presa nell’infanzia, rinforzata dai genitori, giustificata dagli avvenimenti successivi, e che culmina in una scelta decisiva. Il copione della nostra vita, cioè l’intreccio del film della nostra esistenza, è una nostra scelta ma è così radicato nella nostra infanzia e nelle prime esperienze che lo sperimentiamo prima di tutto a livello emozionale e quindi, spesso, come qualcosa di immutabile, che abbiamo dentro e ci spinge  a comportarci in certi  modi. Nel copione si immagazzinano le strategie che abbiamo messo a punto per sopravvivere da bambini, poi da adolescenti e poi da adulti. Strategie mica sempre vincenti rispetto alla vita che ci circonda
Uno dei concetti chiave che è stato sviluppato post-Berne dagli analisti è che il copione non è immutabile. Non è un destino, un fato che non possiamo decidere di modificare. Possiamo CAMBIARLO.

Io ogni tanto sento il bisogno di ricordamelo, lo faccio anche con voi per non sentire un giorno il dubbio di non avervelo detto almeno una volta.

ciao
lu

FantasieInCapo

Ciao,

FantasieInCapo non è un arioso nome per rappresentarvi un mio momento di grazia immaginifica. E’ il nickname di Stefania, e questa pagina vuol essere un tributo a lei.

Stefania ci ha lasciato a marzo, dopo un repentino colpo di colda della sua bestiaccia. A luglio 2009 sul forum scriveva:

MessaggioInviato: Dom Lug 12, 2009 7:36 am    Oggetto: buongiorno a tutte

che sia veramente un buon giorno!
mi presento: sono Stefania, ho 56 anni, tre anni fa mi hanno diagnosticato un carcinoma al seno. Intervento chemio e radio. Sembrava tutto a posto ma alla fine dell’anno scorso i valori erano sballatissimi, e… quel bastardo si era trasferito al fegato senza neanche avvisare e pagare il trasloco. ora sono in chemio , me ne manca una che farò il 17 luglio.
non mi sento in pericolo. Ho voglia di vivere. Magari morirò a 80 anni per una risata! Sono un’artigiana, dipingo tessuti e creo borsette da cerimonia e sportive, il lavoro mi aiuta molto. Ma l’aiuto più importante viene dal mio compagno. Insomma è l’amore che manda avanti tutto.
Lo spero anche per voi
Stefania Laughing

Stefania era artigiana e poetessa, nel 2010 ha deliziato il forum con continue poesie scritte nel vernacolo della sua terra. Erano splendide, tante erano sul tema del cibo e, dato che non posso descriverle, ve ne propongo una per ricordare lei, rimasta dopo la sua creamazione come impronta visibile nei cuori di tutte coloro che ha sempre cercato di sorreggere, svolgendo più un’azione propositiva…che aspettandosi aiuti dagli altri.

MessaggioInviato: Lun Dic 20, 2010 12:07 pm    Oggetto: pizza finta

Ner monno… ‘n acateva de farsari,
e orizzontasse bene nun se po’,
perciò famo li patti belli chiari,
sinno’ ‘sta ricettina nun la do’.
Prenni fette de pane ch’è rimasto,
e ne la teja, ‘n fila pare pare,
come si fossi tu quer capomastro,
che deve fa ‘na casa popolare…
poi prenni er pommodoro, mozarella,
l’origano, l’alice, e poco ojo,
aggiusta bene, come fosse quella
‘na pizza vera… e ‘nvece ade’ ‘n’ imbrojo….
Poi ‘nforna a foco medio (chìè già cotta)
e poi, quanno la servi, de rimablzo,
te diranno ” che fia de ‘na mig….tta!
‘Sto piatto, ‘n verità, è davero falzo!

Io sono muta, come tanto mi accade in questo periodo. Ho paura e paura di dirlo, e la mia paura riceve strane accoglienze. Ieri una collega mi ha detto che sono ossessiva. Porto pazienza, di certo non capisce. Ma avrei voglia di urlare e piangere, questo è il fatto, perchè non sopporto una vita in bottiglia con il tappo.

baci

Lu

Il filo d’Arianna si è rotto

Ciao,

dal 19 settembre 2009 all’8 febbraio 2011 sono stata una delle iscritte al progetto Arianna dell’Oncologia dell’ospedale S. Orsola. Sono stata accolta, ascoltata, seguita, curata. Con precisione, con attenzione. Da persona e non da numero. Un filo collegava ogni passo e quel filo non lo tenevo insieme io, dovevo solo seguirlo.

Tutto questo è avvenuto grazie a delle persone principalmente e con l’aiuto dell’informatica. Io ho fatto un poco la rompiballe nel mio percorso: mi sono sempre rifiutata di girare con un solo foglio. Qui a casa ho un cumulo di fogli, di buste chiuse con referti e consegne, tutti in una carpetta, sono un bel malloppo. Ma quando alle visiste mi veniva richiesto: “ha portato il risultato precedente”? La mia invariabile risposta, sorridente, era: “a che pro? Tanto lei ha tutto nel computer.” La risposta in genere era un sorriso oppure qualche sbuffo, commenti del tipo “eh ma si sta aggiornando” oppure “ma è lento come una macina” oppure “ci metteremo un sacco di tempo a recuperali”. In realtà generalmente dopo pochi minuti tutta la mia storia era lì, sul loro schermo. Solo una volta una dottoressa dell’anestesia ha dichiarato (falsamente) “ah ma io non ho la password” e mi ha spedito in sala operatoria dicendo che avrebbe guardato poi i risultati delle mie lastre pre-operatorie anche se la visita per cui ero da lei era principalmente a questo scopo. A parte questa stupidaggine umanamente è stato favoloso: devi sconquassare il tuo corpo con una medicina invadente che ancora non è in grado di guardarti con la giusta lente MA, MA, le persone hanno mediato favolosamente occupandosi di tutti i tecnicismi. Sapevo sempre che tutta la mia storia era a disposizione ad ogni consulto, e questo è stato di reale aiuto per me: nessun ansia di avere tutti i documenti, di non dimenticare niente. Nessuna incertezza o paura rispetto al fatto che avrei fatto gli esami quando era previsto, senza ritardi. Casomai di altra ansia ci fosse stato bisogno.

Ma adesso tutto questo è finito, e sono ripiombata nel medioevo: nell’umanità e nel supporto tecnico.

Devo fare 3 esami prima del controllo oncologico di inizio luglio: una TAC completa (torace, addome, cervello…sempre per la simpatia di questa bestiaccia di replicarsi da quelle parti e nelle ossa), l’ecocardio per verificare se il cuore non mostra cedimenti successivi al bombardamento da chemio, parapàzum e radioterapia indiretta. E poi gli esami del sangue con i marker tumorali. Stamattina sono andata al CUP a Castel Maggiore e  secondo la signorina, (peraltro per niente gentile ma chi l’avrà formata per relazionarsi con tutte le sfighe del creato?) mi ha rimandato indietro con poco risultato. Ho provato a protestare che i centri CUP non capisco perché debbano essere diversi ma non c’è stato verso: devo andare al CUP del S. Orsola dove forse (forse) potrò prenotare quello di cui ho bisogno. Perché la prescrizione della TAC, scritta a mano, non è abbastanza chiara e lei non capiva (e neppure la sua collega) e quindi magari al S. Orsola sanno a chi chiedere dato che la prescrizione viene da là. E perché  lei non vede disponibilità prima del prossimo novembre per l’ecocardio. Più volte mi è stato detto che se le richieste fossero state per il “nostro” ospedale (Bentivoglio) allora forse qualcosa avrebbero potuto fare. Ho prenotato gli esami del sangue, viva. Non dico che sono scandalizzata, dico che sono incazzata. Molto.

Lu

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Ciao,

nelle mie esplorazioni energetiche e di riassestamento fisico sto vivendo anche commoventi emozioni.

Come vi ho già scritto ho iniziato a fare Qi-Gong, continuo a fare Shatzu ma ho cambiato persona per esplorare tecniche e scuole diverse e perchè il corpo si assuefà a tutto. Faccio Yoga, se appena mi sento qualcosa storto fisicamente interpello l’osteopata o la fisioterapista. Venerdì ho avuto anche l’antiginnastica mensile, oggi piscina. E’ quasi un 😳  lavoro dedicare tanto tempo al proprio corpo. E i soldi? Anche quelli…diciamo che se ne vanno parecchi, anche quelli, certo. Faccio la cicala di brutto.

Con tutta questa attenzione al corpo vivo sensazioni nuove e intense. Mica brutte. Del Qi-Gong mi sta appassionando un suono..il “WENG” (così ho capito si scriva…chiedo venia). E’ un suono che si emette con le mani intorno alla bocca che fanno un cono.  Suona come un “uooooong” lungo lungo, lo si dice espirando….somiglia all’OM dell’induismo. So che scrivo bestialità per gli addetti ma non c’è nè su google nè su youtube qualcosa che mi aiuti nella spiegazione e quindi…vado a braccio. E’ un suono che contiene l’energia dell’universo, che vibra con essa. Emettendolo, modulandolo alla ricerca della “mia” frequenza che mi è stato detto mi avrebbe fatto scattare qualcosa dentro, ho trovato una nostalgia. Che c’entra non lo so ma mi risuona dentro, mi fa voglia di ricantarmelo dentro.

Saltando allo Shatzu l’ultima volta, sdraiata a terra, mi pareva di avere le radici. Avete presente in Avantar quando il tizio “risorge” nel corpo indigeno? Ecco più o meno così. Esaltante la sensazione di avere  un legame così di stabilità, di possibilità di scambiare con la terra.

“Ecco l’abbiamo persa”…. lo so che lo state dicendo fra di voi :roll: :roll:  “si è fritta il cervello”, “si è bevuta con tutte quelle menate energetiche” “guarda un poco che si combina a pigliarsi un cancro, uno non riesce più a riprendersi dalla fifa” “certo che ne esistono di erbe nuove da fumare…”. Non so che dirvi e non so quanto queste sono vostre o mie parole…ho sempre amato le esplorazioni e non ho mai disdegnato i cambiamenti. Mica li ho sempre scelti, come capita a tutti, ma perchè non viaggiarci dentro? Ma fino a che punto ha senso farlo? Quando fermarsi?

Oggi ho letto la storia di Mari, morta alla fine di dicembre…. partecipava al forum dove sono anche io. Uno strazio ovviamente e che mi da molto da fare perchè faceva tutto: alimentazione controllatissima, camminate 1h ogni giorno, sempre in forma da anni (aveva già avuto la bestiaccia tanti anni fa)… eppure…l’unica cosa che ha scritto è che forse l’unico problema era l’aspetto psicologico…lì non aveva mai voluto guardare…mai sollevare quel tappeto…. e i medici non si spiegavano perchè la malattia, di per sè, la sua, con caratteristiche meno aggressive di altre, dilagava nel suo corpo a vista d’occhio…. ecco…ecco quello che fa paura. Come ho scritto tanto tempo fa…la componente “psicologica” e non spiegabile di questa malattia di m****

saluti dalla fumata

Lu

“Operata” e recurrence rate

Ciao,
riflettevo su questo termine. Operata: verbo operare, declinazione al femminile di un passato, comunque contiene un’azione, subita per quanto agita.

Operata è un termine usato fra le donne che hanno avuto avuto una diagnosi di tumore al seno quasi come “nome”: una donna finita nel girone infernale è un'”operata”, una che ha passato il percorso di intervento chirurgico, certamente radio, nella maggioranza pure chemio. Fin dall’inizio non ho mai capito e non mi è mai piaciuto questo “nome”. “Anche tu sei un’operata??” Istintiva risposta “No”.
Lascio scorrere e rifletto, forse la mia è un reazione eccessiva.
Operata significa anche mettersi al riparo dagli ingombranti tempi verbali della domanda “anche tu …… un tumore al seno?” Perché cosa si può dire…. “Hai avuto?”, è più scaramantico un  “Hai?” oppure è più sfigato? Meglio niente? Come ti appello, come ti chiamo per capire se abbiamo un’esperienza in comune?
Operata è la cosa che mi identifica di meno in questo percorso. E’ la cosa che ho odiato di più. Io non volevo l’operazione, non l’avrei mai voluta. Perché per guarire sappiamo solo tagliare? Possibile non ci siano alternative? Questo seno è un sacchetto che si sgualcisce ad ogni pressione. Eppure mi è andata bene, preferivo avere un sacchetto pieno di lattice e basta? Per tante la strada è questa. Lascio scorrere e rifletto, forse la mia è un reazione eccessiva.

Ieri ho fatto la visita chirurgica di controllo. La buona news  è che va ancora tutto OK. Ho chiesto le percentuali note rispetto alla recidiva in un quadro come quello mio complessivo (tipo di tumore iniziale, reazione alle cure, risultati eccetera) e la risposta è stata 6/7% di recidiva nello stesso seno nei prossimi anni e 10% di recidiva nell’altro seno. Uhm, avrei voluto sentire altro.  Lascio scorrere e rifletto, forse la mia è un reazione eccessiva.

un abbraccio!

Lucia