What we have

Ciao,

ho appena finito di leggere un libro con questo esatto titolo, di Amy Boesky. Me lo ha consigliato un amico che sta a Boston, un sacerdote gesuita che è attualmente anche Visiting Assistant Professor al Boston College dove pure la Boesky insegna. L’ho ordinato su Amazon e me lo sono letta  anche se lo stile linguistico very ammericcan e il vocabolario mi sono risultati abbastanza ostici… :-).

Il libro è la storia di una “previvor”, cioè di una donna che all’alba dei 30 anni sa di avere in famiglia una “tara” rispetto al tumore alle ovaie ma senza avere la conoscenza genetica che oggi si ha. Come tale vive la sua vita con un appuntamento fisso a 35 anni per l’isterectomia, cioè l’eliminazione dell’utero e delle ovaie, al fine di limitare le possibilità di contrarre il tumore. Si definisce una previvor perché non è, di fatto, una survivor, non ha avuto cancro. Nello svolgersi della memoria (è un libro autobiografico) inaspettatamente mi sono ritrovata di fronte alla malattia della madre dell’autrice… non me l’aspettavo, almeno non aspettavo quella malattia. Mi aspettavo un libro sul tumore ma un altro tumore. Un libro sull’ombra che il tumore può lasciare sulla vita quando è una minaccia. Un libro sulla riscoperta di “what we have”, appunto, quando la malattia incombe.

E invece mi sono ritrovata una svolta inattesa, la mamma che aveva avuto un tumorino al seno, così piccolo da non aver fatto neppure chemioterapia, dopo 5 anni dall’intervento si ritrova metastasi in tutte le ossa e dopo alcuni mesi muore. Di un  tumore, che non era mai stato una minaccia per la famiglia. La scelta che la protagonista decide di fare è sottoporsi anche alla mastectomia bilaterale preventiva.

Ho finito il libro ma confesso che sono rimasta un poco scossa…

…da un lato le metastasi, la morte. L’evolversi di un tumore al seno non recettivo agli ormoni (come il mio) che, quando metastitizza, in effetti lo fa lì: fegato e ossa. Oggi c’è il parapazùm mio salvatore sul suo cavallo bianco… all’epoca dei fatti (metà anni ’90) non era ancora disponibile.

Dall’altro questa mastectomia preventiva…mi pare una roba insopportabile. Io che neppure volevo considerare di dover fare 1 mastectomia…io che orgogliosa dico che ho potuto fare la quadrantectomia grazie alla chemio preventiva.

Ancora una volta dico “che malattia stronza!” per come si muove e si manifesta. Ma anche…come siamo diversi ad affrontare e a reagire. Una persona, una cura.

Baci,

Lu

Un pensiero su “What we have

  1. sofia

    Lucy…, alla faccia di questi ultimi post…! Sono ancora lì che cerco di metabolizzare l’immagine della “caduta libera”, e il tuo sentirti così, e mi trovo a leggere di questa donna che si fa amputare parti del corpo, peraltro così esclusivamente femminili, per evitare di ammalarsi di tumore. Fino ad oggi non so cosa significhi vivere questa esperienza sulla mia pelle, posso aver tanto condiviso, e non solo con te, ma è ovviammente ben altro, quindi forse parlo a vanvera, ma percepisco una terribile violenza dentro a queste scelte “salvavita”… Grazie a Dio esistono il parapazum e tutto il resto, e la ricerca, e la passione di chi combatte questa guerra, ma veramente quanto mistero nella vita e nel cuore di ciascuno, quante differenti modalità di attraversare deserti insidiosi e guadare fiumi dalle correnti tumultuose… Grazie di tutta questa condivisione che continui a donarci, che “ci tiene sul pezzo”, come si suole dire…! ti abbraccio, sofi

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